Libri del mese – novembre 2019

Recensione del libro “Novecento. Un monologo”

Prof. Alessandro Galli

All’interno di una semplice scatola di limoni ha origine, non si sa come, uno dei più grandi e poetici paradossi letterari del ventesimo secolo. Anzi, quasi come in una straordinaria leggenda moderna, nasce appuntoNovecento.

Tutta la storia si sviluppa fluttuando sulle onde del mare, le parole prendono vita all’interno del piroscafo “Virginian”, dalla poppa alla prua, dagli eleganti saloni affrescati della prima classe, alle spartane camerate in legno di terza classe, dalle furenti e fuligginose sale macchine alle piccole e stantie cabine dell’equipaggio.

Novecento è un semplice trovatello, abbandonato neonato sulla nave e, non si sa come, questo figlio di nessuno si scopre un virtuoso pianista tale da divenire leggendario. Lui parla con la musica, esprime i suoi sentimenti al pianoforte, piange e sorride battendo sui tasti ed è appunto la musica, nota dopo nota, il vero fil rouge dell’intera vicenda narrata.

La narrazione nasce dalla penna del vanto torinese Alessandro Baricco, il
quale nel 1993 compone per il festival di Asti quello che in partenza
doveva essere un semplice monologo teatrale. Ma questa singola piece,
negli anni, è diventata grazie al suo successo e alle migliaia di
interpretazioni, un vero e proprio capolavoro artistico e culturale, spaziando dal milione e duecentomila di copie vendute ad esser il monologo più utilizzato nei provini per i casting teatrali, fino alla magistrale trasposizione cinematografica hollywoodiana del 1998 di Giuseppe Tornatore ribattezzata “La leggenda del pianista sull’oceano”.

Una lettura sublime, ma allo stesso tempo semplicemente potente. Le parole e i capitoli scorrono veloci come una melodia modulata dalle maestose onde dell’Atlantico, lo stesso oceano che ha visto le centinaia e centinaia di traversate del Virginian tra l’Europa e l’America.
Il linguaggio di Baricco, anche in quest’opera, è poetico ed elegante, per nulla stucchevole e crea nel lettore immagini nostalgiche e sentimenti molto forti, tanto da trasportare il lettore all’interno del piroscafo, tra i raffinati valzer e le popolari quadriglie, o sui ponti della nave a guardare l’orizzonte e l’infinito il quale, in questa visione letteraria, essendo oltre la poppa e oltre la prua, fa certamente un po’ paura.

Credo che questa storia vale assolutamente la pena d’esser letta, indipendentemente dal suo successo raccolto negli ultimi ventisei anni, perché:
“Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia, e qualcuno a cui raccontarla”

Recensione del libro “Berlin. I fuochi di Tegel”

Elisa Conrado – 2 ITT C

Dopo il misterioso virus che ha ucciso l’intera popolazione Berlino è popolata da soli ragazzi divisi in gruppi rivali che lottano tra di loro con una sola certezza: dopo il compimento dei sedici anni il virus colpirà anche loro.

L’atmosfera cambia quando i ragazzi di Tegel rapiscono Theo (fratello di Christa): un “figlio della morte” così loro lo chiamano, cioè un bambino venuto al mondo causando la morte della madre. Per potere riabbracciare il fratello Christa e le ragazze dell’Havel dovranno chiedere aiuto ai ragazzi di Gropiusstadt che inizialmente negheranno l’aiuto dopodiché grazie a Jakob accetteranno di aiutarle.

Per potere arrivare a Theo le ragazze dell’Havel e i ragazzi di Gropiusstadt dovranno attraversare Berlino durante la notte per giungere all’aeroporto: il covo più violento di Tegel. Il giorno seguente si riapriranno vecchi scontri e vecchie rivalità; Christa non sarà più la stessa, poiché animata da un sentimento di profondo odio nei confronti di chi le ha rapito il fratellino.

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